sabato 7 giugno 2008

Atomi, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare il nucleare

Mi hanno segnalato un video sul nucleare ripreso da "Extra 3", un programma satirico della tv regionale pubblica tedesca Ndr. Ho aggiunto al filmato una traduzione libera in italiano.
Trovate il tutto qui di seguito. Prima, però, due precisazioni che potrebbero essere utili:
1) con "Castor" si intendono i trasporti di scorie radioattive dalla Francia alla Germania, organizzati periodicamente tra le proteste degli ambientalisti;
2) il "Super GAU" è il massimo incidente ipotizzabile in una centrale nucleare.


venerdì 30 maggio 2008

Miracoli della comunicazione

Da un incontro tra alcuni imprenditori attivi nel settore delle energie rinnovabili cui ho partecipato qualche giorno fa a Berlino. A prendere il microfono è l'amministratore di un'azienda che produce collettori solari. «Lo scorso anno abbiamo chiesto a una società specializzata di effettuare una ricerca di mercato. In base ai risultati ottenuti abbiamo deciso di cambiare la nostra strategia di comunicazione. Mentre prima dicevamo ai clienti: "comprate i nostri pannelli per salvare l'ambiente", ora chiediamo loro: "volete risparmiare 100.000 euro nei prossimi anni?". Oggi vendiamo il doppio degli impianti rispetto a un anno fa».

sabato 10 maggio 2008

Rwe prepara il "Co2otto"

Secondo quanto riporta il sito del settimanale Stern, la tedesca Rwe ha intenzione di costruire in Germania una pipeline lunga centinaia di chilometri, per trasportare biossido di carbonio (Co2). Il gas verrà prelevato da una centrale a carbone che dovrebbe entrare in funzione nel 2014 nella Renania (ovest), separato, reso liquido e trasportato attraverso la condotta nello Schleswig-Holstein (nord). Qui dovrebbe essere deposto sotto terra.

Come spiegato allo Stern da Johannes Lambertz, numero uno di Rwe Power, il permesso per la costruzione della pipeline dovrebbe giungere nei prossimi 12-24 mesi, mentre i tempi di costruzione dovrebbero aggirarsi sui sei mesi.

La tecnologia CCS (dall'inglese "Carbon Capture and Storage", cioè cattura e stoccaggio del biossido di carbonio) ha iniziato a muovere i primi passi in Germania con l'annuncio di un progetto pilota in Brandeburgo gestito da Vattenfall. Secondo gli esperti, comunque, per i primi impieghi concreti bisognerà attendere almeno il 2020. Lambertz è invece convinto che Rwe riuscirà a realizzare già nel 2014 la prima centrale a carbone "priva di Co2" (una denominazione, questa, che un tribunale ha vietato a Vattenfall di usare per il suo progetto pilota).

Non è ancora chiaro dove il biossido di carbonio verrà seppellito. Lo Stern ipotizza come sito anche l'isola di Sylt, sul Mare del Nord. Sono già partite le proteste dei cittadini.

martedì 6 maggio 2008

Troppo generosi gli incentivi al fotovoltaico?

Si riapre in Germania il dibattito sugli incentivi allo sviluppo delle energie rinnovabili. Secondo uno studio dell'istituto Rwi commissionato dal ministero federale dell'Economia e riportato per primo dal quotidiano Handelsblatt, i rimborsi assicurati ai gestori di impianti fotovoltaici costeranno 120 miliardi di euro entro il 2035. L'istituto chiede dunque di tagliare del 30% tali incentivi, per evitare che i costi possano assumere dimensioni simili a quelle delle sovvenzioni statali all'estrazione del carbone (anche se il paragone sembra reggere poco, se si pensa tra l'altro ai differenti contributi delle due tecnologie alla riduzione delle emissioni di Co2).

La proposta dell'istituto Rwi è stata accolta con favore dalla Confindustria tedesca (Bdi) e dalle associazioni dei consumatori, che hanno ugualmente sollecitato un taglio degli incentivi. L'Handelsblatt spiega del resto che il sistema attuale, pur consentendo, da un lato, un rapido sviluppo del fotovoltaico in Germania, dall'altro garantisce elevati margini di guadagno alle aziende presenti in questo ambito.
Per l'Associazione tedesca dell'energia solare, al contrario, una riduzione eccessiva dei rimborsi finirebbe per strozzare il settore, a cominciare dalle imprese più piccole.

Per scoprire quanto sensibile sia la discussione, basta gettare uno sguardo ai listini di borsa: in questi giorni i titoli delle aziende tedesche attive nel mercato del fotovoltaico registrano un calo costante (Solon, ad esempio, è arrivata a perdere oggi oltre il 6%).

La legge tedesca sulle energie rinnovabili (EEG) consente ai gestori di impianti fotovoltaici di immettere la corrente prodotta nella rete nazionale, ottenendo un incentivo il cui importo - fisso per 20 anni - supera di gran lunga il prezzo di mercato dell'energia elettrica prodotta convenzionalmente. A pagare la differenza sono i consumatori tedeschi.

Il sistema prevede un calo dei rimborsi del 5% all'anno. Il governo federale, che ha intenzione di approvare una modifica della EEG entro fine 2008, vorrebbe ridurre ulteriormente nei prossimi anni gli incentivi, a un tasso, comunque, non superiore al 9% annuo. Secondo l'Associazione tedesca dell'energia solare, se si vogliono evitare effetti catastrofici il taglio non dovrebbe superare invece la soglia del 7%.

(Nella foto: impianto fotovoltaico a Berlino con, sullo sfondo, la cancelleria federale. Fonte: BSW-Solar/Langrock)

domenica 27 aprile 2008

Frenata delle delocalizzazioni, imprese tedesche tornano indietro

Sempre più imprese tedesche che in passato avevano delocalizzato parti della produzione all'estero decidono di fare marcia indietro e di tornare in Germania. Lo rivela uno studio del "Fraunhofer Institut für System- und Innovationsforschung" presentato nei giorni scorsi.
Da metà 2004 a oggi la quota di aziende nei settori chiave dell'industria che trasferiscono all'estero parti della produzione è scesa da una su otto all'anno a una su undici. Alla base di questa evoluzione ci sono diversi motivi. Anzitutto il fatto che "gli imprenditori agiscono a volte in modo miope e non professionale, poiché non prendono in considerazione molti costi", come ha spiegato il presidente dell'Associazione degli ingegneri tedeschi (VDI), Bruno Braun. Molti, ad esempio, sottostimano i costi relativi alla creazione di una nuova rete di fornitori e clienti o le spese per controllare gli impianti. Inoltre la motivazione principale che spinge a spostarsi all'estero risiede nei costi per il personale. E proprio qui la Germania è tornata ad essere attraente. In primo luogo va infatti considerato che in molte imprese il costo del lavoro costituisce appena il 10% dei costi complessivi, come rivela lo studio. In secondo luogo, secondo i dati dell'Ufficio nazionale di statistica (Destatis), la Repubblica federale è il Paese Ue in cui lo scorso anno il costo del lavoro è cresciuto di meno. Tra i 27 membri dell'Unione europea la Germania si piazza al settimo posto, dietro Danimarca, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Francia e Olanda (l'Italia è dodicesima).

Sempre secondo Destatis, tra 2001 e 2006, in seguito alle delocalizzazioni all'estero, le aziende con 100 e più dipendenti hanno tagliato in Germania 188.000 posti di lavoro (contro i 105.000 creati). Ad andare perduti sono stati soprattutto i posti che non richiedono elevate qualifiche professionali (125.000 sui 188.000 complessivi).

lunedì 21 aprile 2008

Bassi salari, Germania supererà presto gli Usa?

In Germania la quota di lavoratori pagati poco potrebbe essere presto superiore rispetto agli Stati Uniti. Secondo uno studio dell'istituto IAQ, nel giro di un decennio la percentuale di persone che percepiscono salari bassi - cioè inferiori a 6,81 euro all'ora nell'Est e 9,61 euro nell'Ovest del Paese - è salita dal 15% al 22,2%. Si tratta in tutto di circa 6,5 milioni di persone. Due milioni di tedeschi ricevono addirittura meno di cinque euro all'ora.

In nessuno dei Paesi esaminati dall'IAQ nella sua ricerca è stata registrata negli scorsi anni una crescita del settore delle occupazioni con retribuzioni basse simile a quella della Germania. In Francia la quota di impiegati con bassi salari è dell'11,1%, in Olanda del 17,6%, in Danimarca dell'8,5%. Negli Stati Uniti raggiunge il 25%.

Nella Repubblica federale, inoltre, due terzi degli appartenenti alla categoria dei "Geringverdiener" (coloro che guadagnano poco) hanno un diploma professionale o una laurea.

venerdì 18 aprile 2008

Un "buco" nei rifornimenti energetici?

Quante sono le possibilità che la Germania non riuscirà presto a coprire il suo fabbisogno energetico? Molte, risponde l'Agenzia federale per l'energia (dena). Stando ai suoi calcoli, già nel 2012 le centrali elettriche tedesche non saranno in grado di produrre corrente sufficiente per rispondere ai picchi di domanda. Tale divario è destinato ad ampliarsi, tanto che, nel 2020, la domanda dovrebbe superare le capacità installate di 11.700 megawatt. Per impedire una simile evoluzione (che porterebbe a un ulteriore aumento dei prezzi energetici), la dena propone di costruire nuove centrali a carbone e a gas con una potenza complessiva di 12.000 megawatt. Argomento quanto mai delicato in un Paese in cui nelle ultime settimane si sono moltiplicate le iniziative civiche contro la prevista realizzazione di alcune centrali a carbone.

Sull'argomento è esploso un duro scontro tra il ministro federale dell'Economia, Michael Glos (cristiano-sociale della Csu) e il suo collega dell'Ambiente, Sigmar Gabriel (socialdemocratico della Spd). A differenza di Glos, infatti, Gabriel contesta l'ipotesi di un "buco" nei rifornimenti energetici. Si tratta, spiega, di un annuncio che punta a spaventare i cittadini e a convincerli della necessità di mantenere in attività le centrali nucleari tedesche (che dovrebbe essere gradualmente spente entro il 2021). Una posizione che corrisponde a quella di diverse associazioni ambientaliste, come la Deutsche Umwelthilfe. Dal canto suo, però, Gabriel se la prende anche con i gruppi ambientalisti che, accusa, col loro no a nuove centrali a carbone fanno il gioco dei sostenitori dei reattori nucleari.
 
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