martedì 18 dicembre 2007

Il salario minimo? Un regalo a Deutsche Post. Parola della commissione sui monopoli

Il salario minimo per i postini, che dovrebbe essere introdotto in Germania dal primo gennaio 2008, "non ha evidentemente l'obiettivo di tutelare gli interessi dei lavoratori tedeschi, quanto piuttosto quello di silurare la concorrenza nel settore delle poste". Parola della commissione tedesca sui monopoli, che, in uno studio presentato oggi, si scaglia contro la decisione della Grosse Koalition di fissare un minimo salariale per i portalettere compreso tra gli 8 e i 9,80 euro. In questo modo, ha detto Jürgen Basedow, presidente dell'organo consultivo del governo federale, Deutsche Post può aumentare in modo massiccio i costi dei propri concorrenti, senza essere direttamente colpita. Già oggi, infatti, l'ex monopolista statale versa ai propri dipendenti più del salario minimo, mentre Pin e Tnt Post, i suoi due principali concorrenti, si fermano al massimo a 7,50 euro l'ora.
La liberalizzazione del mercato postale tedesco, che scatterà a inizio 2008, verrà così "resa molto più difficile", nota la commissione.
Non solo, ma a rimetterci saranno anche i consumatori tedeschi, perché un salario minimo elevato impedisce il taglio delle tasse postali, ha spiegato Basedow.
Secondo gli esperti della commissione, in futuro sarebbe meglio affidare al Bundeskartellamt (l'Ufficio federale sui cartelli) un diritto di audizione nei casi in cui il Ministero del Lavoro decida di dichiarare obbligatorio per un intero settore un contratto collettivo.
Nel caso delle poste, del resto, il salario minimo è stato negoziato tra i sindacati e un'associazione di categoria (Postdienste) dominata proprio da Deutsche Post.

1 commenti:

Chico ha detto...

Sul salario minimo è notizia di poche ora fa la decisione del tribunale di Berlino di dichiarare non ammissibile l'estensione a tutti gli operatori del settore. Ne ho parlato in un mio post e ho inserito un link a questo Suo articolo.

Chico

 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.