venerdì 21 dicembre 2007

Buon Natale!

Ecogermania va in vacanza per qualche giorno.

Buon Natale a tutti e a presto! Fröhliche Weihnachten!

martedì 18 dicembre 2007

Il salario minimo? Un regalo a Deutsche Post. Parola della commissione sui monopoli

Il salario minimo per i postini, che dovrebbe essere introdotto in Germania dal primo gennaio 2008, "non ha evidentemente l'obiettivo di tutelare gli interessi dei lavoratori tedeschi, quanto piuttosto quello di silurare la concorrenza nel settore delle poste". Parola della commissione tedesca sui monopoli, che, in uno studio presentato oggi, si scaglia contro la decisione della Grosse Koalition di fissare un minimo salariale per i portalettere compreso tra gli 8 e i 9,80 euro. In questo modo, ha detto Jürgen Basedow, presidente dell'organo consultivo del governo federale, Deutsche Post può aumentare in modo massiccio i costi dei propri concorrenti, senza essere direttamente colpita. Già oggi, infatti, l'ex monopolista statale versa ai propri dipendenti più del salario minimo, mentre Pin e Tnt Post, i suoi due principali concorrenti, si fermano al massimo a 7,50 euro l'ora.
La liberalizzazione del mercato postale tedesco, che scatterà a inizio 2008, verrà così "resa molto più difficile", nota la commissione.
Non solo, ma a rimetterci saranno anche i consumatori tedeschi, perché un salario minimo elevato impedisce il taglio delle tasse postali, ha spiegato Basedow.
Secondo gli esperti della commissione, in futuro sarebbe meglio affidare al Bundeskartellamt (l'Ufficio federale sui cartelli) un diritto di audizione nei casi in cui il Ministero del Lavoro decida di dichiarare obbligatorio per un intero settore un contratto collettivo.
Nel caso delle poste, del resto, il salario minimo è stato negoziato tra i sindacati e un'associazione di categoria (Postdienste) dominata proprio da Deutsche Post.

lunedì 10 dicembre 2007

Il salario massimo

Già, perché un amministratore delegato che ha affondato il titolo in borsa della sua società dovrebbe essere poi premiato con una liquidazione milionaria? L'attacco di Angela Merkel alle buonuscite dorate dei manager, lanciato a inizio mese dal palco del congresso della Cdu ad Hannover, continua a far sentire il suo effetto. Il tema, del resto, assicura facile presa sugli elettori: secondo un sondaggio TNS-Emnid pubblicato dalla "Bild am Sonntag", quasi due terzi dei tedeschi vorrebbero che lo Stato fissasse un tetto agli stipendi dei manager. Un sentimento che, a pochi mesi dall'avvio di un'importante tornata elettorale a livello regionale, non resta inascoltato. I socialdemocratici della Spd hanno appena creato un gruppo di lavoro, che dovrà verificare la possibilità di ridurre la deducibilità fiscale delle liquidazioni e di aumentare la trasparenza degli stipendi dei manager. Proposte concrete sono attese in primavera.
Per ora, nel polverone sollevato dall'attacco di Merkel, due cose restano certe. La prima: il governo federale non avanzerà nessuna iniziativa di legge per stabilire un limite agli stipendi dei manager. La seconda: l'entità di pagamenti e buonuscite viene decisa all'interno delle aziende. Forse il focus della discussione andrebbe allargato dunque ai consiglieri di sorveglianza. L'articolo 87 della Aktiengesetz (la legge tedesca sulle società per azioni) affida a loro il compito di controllare che gli stipendi dei consiglieri di amministrazione siano proporzionati ai loro compiti.

domenica 9 dicembre 2007

Post Kyoto

Entrerà nel vivo soltanto la prossima settimana la conferenza sul clima di Bali, da cui dovrebbe uscire un mandato negoziale per un accordo post Kyoto (il protocollo scade nel 2012). Nei prossimi giorni arriverà sull'isola indonesiana anche il ministro dell'Ambiente tedesco, Sigmar Gabriel. Il quale, prima di partire, è intervenuto a un incontro del G8 a Berlino, esteso anche ad altri Paesi (tra cui Cina, India e Brasile), per spiegare qual è, secondo lui, la chiave decisiva nella lotta al riscaldamento globale. Bisogna creare, ha detto Gabriel, un mercato mondiale delle emissioni di Co2. In tal modo si raggiungono due effetti: da un lato i principali attori dell'aumento delle temperature terrestri (società energetiche ed industrie) vengono costrette a partecipare ai costi, in quanto devono procurarsi i certificati di emissione su un vero mercato; dall'altro i ricavi di questo commercio possono essere utilizzati per trasferire tecnologie verdi ai Paesi in via di sviluppo, che altrimenti non potrebbero permettersele. Anche perché, ha chiarito Gabriel, non si possono finanziare gli enormi costi della lotta al "climate change" soltanto attraverso i bilanci statali.
Qui un passaggio del discorso di Gabriel a Berlino, tenuto a inizio dicembre:

Gabriel e mercato emissioni.mp3

venerdì 7 dicembre 2007

Mille licenziamenti per il salario minimo?

Il salario minimo distrugge o conserva i posti di lavoro? La domanda continua a dividere gli alleati della Grande coalizione, dopo l'annuncio del gruppo postale Pin di voler licenziare mille dipendenti (ne parla il "Financial Times Deutschland"). Motivo della decisione: il compromesso raggiunto dal governo federale, che prevede di introdurre, dal primo gennaio 2008 , un salario minimo compreso tra gli 8 e i 9,80 euro all'ora per i postini. Un livello "esorbitante", ha attaccato il gruppo postale privato, in mano all'editore Axel Springer.

Lasciamo per un momento da parte le critiche della Spd, della confederazione sindacale DGB e dell'ex monopolista statale Deutsche Post, uniti nel criticare le "manovre diversive" di Pin (l'azienda, è il loro ragionamento, paga stipendi da fame e, dopo aver accumulato pesanti perdite, tenta ora di coprire i fallimenti dei suoi manager usando come pretesto il salario minimo).
Al di là delle polemiche, infatti, il caso Pin risolleva una questione di fondo. È più corretto fissare un salario minimo unitario, valido a livello nazionale per tutte le categorie professionali, o agire caso per caso e stabilire livelli differenziati per i lavoratori edili, i postini e così via? Quest'ultima strada è quella scelta dal governo federale, costretto a mediare tra la posizione dei socialdemocratici (sì al minimo salariale generalizzato) e dei conservatori della Cdu/Csu (che invece frenano).
La linea della Grande coalizione è però bocciata da diversi esperti. Secondo
Bert Rürup, capo del consiglio dei "cinque saggi" e principale consigliere economico del governo federale, la soluzione ideale sarebbe fissare un minimo salariale unitario sì, ma non troppo elevato, per non mettere a rischio i posti di lavoro esistenti.

Il sospetto
è che il salario minimo da 9,80 euro non sia altro che un tentativo di proteggere Deutsche Post, proprio nel momento in cui, da gennaio, il mercato delle spedizioni delle lettere in Germania verrà liberalizzato. Tnt Post, l'altro grande concorrente dell'ex gigante pubblico accanto a Pin, ha già comunicato di aver bloccato i suoi piani di crescita. A trarne vantaggio è stato il titolo Deutsche Post, salito in borsa di circa il 5% dopo il sì del governo al salario minimo. Un balzo di cui ha approfittato il numero uno Klaus Zumwinkel, che ha guadagnato 4,73 milioni di euro vendendo un proprio pacchetto di azioni.

domenica 2 dicembre 2007

La forbice dei redditi

In Germania si torna a parlare del crescente divario tra i redditi dei manager e gli stipendi dei lavoratori dipendenti. A rilanciare il dibattito è stato il presidente federale Horst Köhler in un'intervista al quotidiano "Handelsblatt" (Spiegel Online riprende la notizia). Tra i cittadini "c'è la comprensibile sensazione che qualcosa non va quando i redditi di alcuni crescono enormemente e quelli degli altri, invece, ristagnano", ha detto Köhler. "Vedo una estraniazione tra imprenditori e società e penso che l'economia abbia il dovere di opporvisi", ha aggiunto.

Leggendo le critiche del presidente federale mi è tornato in mente uno studio della società di consulenza Kienbaum, pubblicato a fine giugno. Negli ultimi trent'anni l'evoluzione dei guadagni della maggior parte dei consiglieri di amministrazione non si è discostata in maniera significativa da quella dei salari, si legge nello studio. Con un'eccezione: le prime 100 aziende dell'economia tedesca. In queste i redditi dei top manager hanno subito un'imponente accelerazione a partire dalla fine degli anni '90, dopo la moderazione registrata tra metà anni Settanta e metà Novanta. Risultato: mentre tra 1976 e 1996 i top manager guadagnavano 15-20 volte di più dei loro dipendenti, oggi il rapporto è salito a 43:1.
 
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