giovedì 20 novembre 2008

Una svolta verde

"Astrusa" (Faz), "folle" (Süddeutsche Zeitung), "troppo futuristica" (Berliner Zeitung). Stamattina in Germania i giornali hanno bocciato senza mezzi termini l'offerta di acquisto degli stabilimenti tedeschi di Opel annunciata ieri da SolarWorld, un'azienda specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici. Una reazione comprensibile. SolarWorld non ha nessuna esperienza nel settore dell'auto e pone inoltre una condizione difficilmente praticabile: slegare Opel da General Motors, un'idea non solo complessa dal punto di vista pratico, visti i legami dei tedeschi con la casa madre e le altre controllate di GM, ma che, se tradotta in pratica, condannerebbe Opel, lasciandola priva di alleanze. Senza considerare poi il fatto che SolarWorld vorrebbe rilevare i quattro stabilimenti tedeschi più il centro ricerca e sviluppo di Rüsselsheim praticamente gratis (ha offerto un miliardo e pretende di ricevere in cambio una compensazione da un miliardo).
Proviamo a mettere per un momento da parte queste argomentazioni, che rendono poco credibile l'offerta di SolarWorld (anche se il suo numero uno, Frank Asbeck, ha ribadito oggi in un'intervista a Deutschlandfunk la serietà della sua proposta). Il merito dell'uscita di Asbeck è semmai quello di tentare di accelerare il dibattito sul futuro "verde" dell'auto. Veicoli ibridi e motori elettrici, insomma, un campo in cui i costruttori tedeschi annaspano.
In Germania l'industria automobilistica "è minacciata", scrive oggi in un lungo speciale il settimanale Die Zeit, "ma siamo ancora in tempo per una svolta verde".

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