venerdì 18 gennaio 2008

Il "bio" cresce (persino troppo)

Negli ultimi anni in Germania il biologico ha compiuto il grande passo da movimento di nicchia a fenomeno collettivo. Ormai i prodotti col marchio esagonale "Bio" compaiono in bella vista persino sugli scaffali dei discount Aldi e Lidl.
A confermare il trend di crescita sono i calcoli provvisori dell'Associazione dei produttori biologici (BÖLW) relativi al 2007. Nello scorso anno il giro d'affari degli alimenti bio è salito del 15%, con un volume di vendite che ha raggiunto per la prima volta i cinque miliardi di euro.
A titolo di paragone: nel 1997 il fatturato dei prodotti alimentari col marchio "Bio" si aggirava intorno a 1,5 miliardi.

Il biologico rischia però di diventare vittima del suo stesso successo. L'aumento delle vendite non va infatti di pari passo con l'espansione della superficie dedicata all'agricoltura biologica, che rappresenta appena il 5% del totale e cresce molto lentamente (nel 2005, ad esempio, era ferma al 4,7%, nel 2006 al 4,9%) . E così, per rispondere a una domanda in rapido sviluppo, la Germania è costretta a far ricorso sempre più alle importazioni (con conseguenti dubbi in quanti, oltre all'assenza di pesticidi, danno peso anche ai chilometri percorsi dalla propria frutta e verdura).
Le cause del fenomeno sono molteplici. Ad esempio vanno ricercate nei costi e nel lungo periodo (tre anni) necessari agli agricoltori per completare il passaggio dalla coltivazione tradizionale a quella biologica. Per il BÖLW, però, non mancano le ragioni politiche. Nel 2007 quasi tutti i Länder hanno infatti tagliato le sovvenzioni agli agricoltori che passano al biologico.

giovedì 10 gennaio 2008

L'auto tedesco-indiana da 1700 euro

Nella "Nano", l'auto da 1700 euro presentata oggi dall'indiana Tata, batte un cuore tedesco. Come rivela un articolo del Financial Times Deutschland (Ftd), diverse parti del veicolo, come l'elettronica, il sistema d'iniezione e di freno, vengono fornite da Mico, la controllata indiana di Bosch.

L'azienda di Gerlingen, in Baden-Württemberg, è entrata nel mercato del subcontinente già nel 1952 e approfitta ora del vantaggio accumulato sui concorrenti. All'incirca il 10% di Nano, calcola il Ftd, arriva da Bosch. La quale marca in questo modo una netta differenza rispetto alle grandi case automobilistiche tedesche, che hanno dimostrato finora di ignorare il segmento delle auto "low cost". Persino Volkswagen, che vuole scavalcare Toyota come primo costruttore mondiale entro il 2018, puntando a espandersi anche nei Paesi asiatici, sembra incapace di produrre auto sotto i 5000 euro.

Bosch, al contrario, investirà in tutto, entro il 2010, circa mezzo miliardo di euro nel progetto indiano e si aspetta di centrare alti margini di profitto.

domenica 6 gennaio 2008

A proposito dell'efficienza (energetica) tedesca

Come ricorda Bert Rürup, capo del consiglio dei "cinque saggi" economici, in un'intervista alla radio Deutschlandfunk, l'economia tedesca è grande pressappoco quanto quella cinese. In pratica, i due Paesi producono circa il 6% del Pil mondiale, calcolato in dollari. Eppure ogni giorno la Cina utilizza 7 milioni di barili di petrolio, contro i 2,6 milioni della Germania.

Negli ultimi tre decenni, spiega
Rürup, la Germania ha enormemente aumentato la sua efficienza energetica, un tema sul quale è oggi all'avanguardia sul piano internazionale. La Repubblica federale consuma praticamente la stessa quantità di petrolio degli anni '70, anche se nel frattempo è riuscita a raddoppiare il valore del suo Pil.

Di fronte alla crescente domanda dell'oro nero e alle future difficoltà per soddisfarla,
Rürup invita a insistere su questa strada. "Abbiamo ancora tempo per incrementare l'efficienza energetica", ha detto a Deutschlandfunk.
 
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