domenica 24 febbraio 2008

Aumentano i pannelli solari sui tetti tedeschi

Sempre più tedeschi utilizzano impianti fotovoltaici, pannelli solari o stufe a pellet. Lo rivela uno studio sulle energie rinnovabili commissionato dal ministero federale dell'Economia e realizzato dall'istituto RWI e dalla società di sondaggi forsa.

Stando alla ricerca, nel 2006 i collettori solari installati sui tetti delle abitazioni erano in tutto 800.000.
In termini percentuali, ciò significa che il 4,9% delle case in Germania veniva riscaldato o riceveva acqua calda attraverso pannelli solari. Nel 2005 la percentuale era del 4,4%.

Dal 2005 al 2006 gli impianti fotovoltaici hanno fatto segnare un raddoppio della loro quota, dallo o,9 all'1,8%. I sistemi installati erano quasi 300.000.

La ricerca evidenzia andamenti di crescita simili anche per
le pompe di calore (dal 2,1 al 2,4%) e per i sistemi di riscaldamento a pellet (passati dallo 0,5 al 2,2% del totale).

A fare ancora la parte del leone sono però, com'era prevedibile, le fonti tradizionali. Il metano, ad esempio, mantiene una quota del 36,7%.

(Nella foto: un impianto eliotermico nel quartiere berlinese di Reinickendorf. Fonte: BSW-Solar/Upmann)

domenica 10 febbraio 2008

Bye bye Deutschland

A proposito delle polemiche sulla decisione di Nokia di chiudere lo stabilimento tedesco di Bochum e di spostare la produzione in Romania. Secondo l'Ufficio federale di statistica (Destatis), tra il 2001 e il 2006 il 18% delle aziende con 100 o più dipendenti con sede in Germania ha trasferito parte delle sue attività economiche all'estero (14%) o ha intenzione di farlo entro la fine del 2009 (4%).
Nella maggior parte dei casi (circa il 60%) le delocalizzazioni sono avvenute nei 12 nuovi membri della Ue, seguiti dalla Cina (36%) e dai 15 vecchi membri Ue (30%).

Nel settore dell'alta tecnologia industriale un'impresa su tre ha trasferito le proprie attività all'estero.

Per quanto riguarda le conseguenze sul mercato del lavoro, le delocalizzazioni compiute tra 2001 e 2006 hanno portato alla perdita di 188.000 posti di lavoro in Germania. Al tempo stesso le aziende che hanno spostato la produzione all'estero hanno creato nella Repubblica federale 105.000 nuovi posti di lavoro. Molti, certo, ma il saldo resta comunque negativo.
 
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